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PACE A TUTTI

Lo stralcio delle cartelle esattoriali, al di sotto dei 1.000 €, sarà operativo dal 31 dicembre 2018, così come recita l’art. 4 del Decreto Legge 119/2018 (decreto fiscale). L’Agenzia delle Entrate, ha già pubblicato su suo sito, le informazioni e le modalità.

QUANTO

Innanzi tutto occorre precisare che lo stralcio riguarda tutti i debiti col fisco che, presi singolarmente, non ammontano ad un importo superiore a 1.000€ e che il debito dev’essere maturato dal 1° gennaio 2000 (ma anche prima, ovviamente), fino al 31 dicembre 2010. 

QUANDO

Inoltre i mille euro devono essere calcolati con l’aggiornamento di contabilità, fino al 24 ottobre 2018 (vale a dire che se già questo aggiornamento, in teoria, era uguale ai mille euro, prima di quella data, calcolandoci qualche piccola spesa di interessi, si rischia di non rientrare nello stralcio, ma in teoria)

COME

Automaticamente. Ossia l’annullamento è effettuato automaticamente dall’Agenzia delle Entrate. Una volta effettuato automaticamente, il contribuente potrà verificare il tutto consultando la  sua posizione debitoria, all’interno della sua area riservata

QUALI

Lo stralcio delle cartelle fino a mille euro, non si applica per alcune tipologie di debiti relativi a carichi affidati all’Agente della riscossione. In particolare:

  • debiti relativi alle “risorse proprie tradizionali” dell’Unione Europea e all’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;

  • debiti derivanti dal recupero degli aiuti di Stato considerati illegittimi dall’Unione Europea ovvero da condanne pronunciate dalla Corte dei conti;

  • multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna.

ULTIMISSIME

Intanto si informano i gentili lettori, che nel sito dell’Agenzia, sono già disponibili i moduli per la ROTTAMAZIONE TER

CRONACA

A Teramo, ha minacciato di suicidarsi perchè, a detta sua, nonostante stesse estinguendo un corposo debito con l’AdE, l’agenzia continuava a fare richieste di pagamento per debiti già pagati. Alla fine è scoppiato in lacrime. È successo ad un piccolo imprenditore di Pineto, la cui moglie, legale rappresentante di un’azienda, ha subìto un pignoramento, per debiti totalizzati in circa 30.000€ che, poi, sono stati fatti confluire tutti in una procedura di rientro, previo pagamento rateizzato di importi, che sono stati dopo nuovamente richiesti dalla stessa Agenzia

Avv Massimiliano Ritondale

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Disegno di legge, Camera, 13/12/2018 n° 1408

Con 227 voti favorevoli e 143 contrari  la Camera ha approvato in via definitiva il Ddl n. 1408, di conversione con modifiche del Decreto Legge 23 ottobre 2018, n. 119 recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria”.

Le principali novità sono:

ROTTAMAZIONE TER

  • – Il numero massimo di rate, passa da 10 a 18

  • La prima e la seconda rata, possono raggiungere anche il 10% del totale dell’intero importo caricato dall’Agenzia

  • è modificato il termine di scadenza delle rate; per la prima e la seconda rata rimane fermo il termine del 31 luglio e del 30 novembre dell’anno 2019; per le restanti rate, tutte di pari importo, la scadenza è fissata al 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2020

CONTRIBUTI

  • DURC, mentre precedentemente veniva rilasciato, in caso di debiti col fisco, solo dopo l’approvazione del piano di riparto ed il pagamento della prima rata, con la nuova legge, verrà rilasciato a seguito della semplice domanda presentata per la definizione agevolata, purché sussistano gli altri requisiti di regolarità previsti dalla normativa vigente (v. art. 3, D.M. 30 gennaio 2015)

  • in sede di conversione è stata eliminata la possibilità prevista dal testo iniziale di condonare le somme non dichiarate (fino al limite di imponibile dichiarato di 100mila euro ed entro il limite del 30%) mediante il pagamento, sui maggiori imponibili emersi, di un’imposta sostitutiva con aliquota al 20%

IRREGOLARITÀ

  • le infrazioni e le irregolarità FORMALI, ossia quelle che non si riflettono sulla base imponibile”, commesse fino al 24 ottobre 2018, possono essere regolarizzate col versamento di una somma pari ad € 200 per qualunque periodo d’imposta, a cui si riferisce al singola violazione, infrazione o irregolarità. Le 200€ possono essere versate in 2 rate da versare al 31 maggio 2019 ed al 2 marzo 2020

FATTURA ELETTRONICA

  • godranno dell’esenzione della fatturazione elettronica: gli operatori sanitari (ospedali, ASL, istituti di cura, policlinici universitari, iscritti ad albi medici, chirurgici e degli odontoiatri, …). Le associazioni sportive dilettantistiche, che non abbiano percepito più di 65.000€ nel 2017.

  • Resta la SOGEI s.p.a. il partner tecnologico, per la gestione e la disponibilità del software di compilazione e conservazione delle fatture elettroniche 

CONTROVERSIE TRIBUTARIE

  • modifica delle percentuali per la sanatoria delle controversie, ossia, per i ricorsi pendenti in primo grado la controversia potrà essere definita con il pagamento del 90% del valore della stessa; il contribuente che ha vinto la lite contro il Fisco in primo grado potrà chiudere il contenzioso versando il 40% del valore; in caso di vittoria in secondo grado l’importo da pagare scende al 15%; in cassazione, avendo vinto in 1° e 2° grado, la percentuale di pagamento, si abbatte al 5%.

Non resta da fare altro che attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

Avv. Massimiliano Ritondale

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OPPOSIZIONE A CARTELLA

 

In attesa delle definitiva conversione in legge del Il DECRETO-LEGGE 23 ottobre 2018, riassumiamo sinteticamente alcune delle motivazioni che possono legittimare un contribuente, a proporre opposizione ad una cartella esattoriale: 

MANCATA NOTIFICA: innanzi tutto dobbiamo precisare che qualunque cartella esattoriale, riferentesi a qualunque imposta, tassa o contributo, dev’essere per legge, preceduta dalla notifica di un atto propedeutico, che avrà diversa forma e sostanza a seconda del tipo di tributo preso in considerazione, possa esso essere un avviso di accertamento, oppure una semplice messa in mora di un qualche ente locale. La conseguenza è che la mancanza di qualunque notifica di questi “atti propedeutici” rendono, generalmente nulla la successiva notifica della cartella esattoriale e ne vizia irrimediabilmente il procedimento formativo. In difetto della notifica di rituale atto (avviso di accertamento o verbale di contravvenzione), l’iscrizione a ruolo, la notifica della cartella di pagamento o dell’avviso di mora o il fermo amministrativo del proprio veicolo, realizzano una situazione procedimentale illegittima(Cass. 9180/2006; 15149/2005). Tale vizio va a menomare il diritto alla difesa del contribuente, nonché la nullità di tutti gli atti conseguenti (cartella di pagamento)

PRESCRIZIONE DEL DIRITTO: La mancata notifica di un atto di accertamento o di un verbale di contravvenzione nei termini di legge, inoltre, può comportare, a seconda del tributo, la prescrizione del diritto alla riscossione. Ed è quello che stiamo vedendo accadere con il recente decreto sulla “pace fiscale”, che non fa altro che trasformare in norma, ciò che già era contenuto nel nostro ordinamento vigente, ossia la prescrizione dei crediti, per i quali, l’amministrazione, non avendo proceduto ad interrompere i termini o a mettere in esecuzione detti crediti, ha definitivamente perso il diritto alla riscossione.

CARENTE SOTTOSCRIZIONE:  la cartella esattoriale potrebbe essere carente della sottoscrizione da parte del concessionario, ed invero quale atto di concessionario di pubblico servizio, non può derogare alle norme che lo consentono e quindi se concerne sanzioni, deve avere la caratteristica di un titolo esecutivo come configurato dalla normativa vigente,  altrimenti si viola il potere di delega conferito al Governo con legge 421/92. (Anche se poi, qualche sentenza della Cassazione ha ammesso che se l’atto è di per se stesso “riconoscibile” la carenza di sottoscrizione non è motivo di nullità dell’atto (Cass. Sez. 5: 23381/2017)

SOGGETTO NOTIFICATORE:  Attenzione a chi notifica una cartella esattoriale e con quale mezzo di spedizione, perchè la Cassazione ha confermato, in più d’una occasione, che la semplice raccomandata a ricevuta di ritorno, non rappresenta un procedimento valido, per la notifica di una cartella esattoriale per cui, la notifica della cartella de quo è nulla ed inefficace per inammissibilità ed illegittimità della notifica (violazione art. 60 dpr. 600/73 ed art. 26 dpr. 602/73)

Avv. Massimiliano Ritondale

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PACE FISCALE

Il DECRETO-LEGGE 23 ottobre 2018, n. 119, ossia le Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria è alle sue battute finali, prima della conversione in legge che arriverà fra qualche giorno in Parlamento. I tempi sono quindi maturi per poter anticipare una sommaria valutazione su alcune novità introdotte dal provvedimento, a favore dei contribuenti, salvo modifiche dell’ultim’ora che potrebbero essere trattate in un successivo articolo.
La novità più importante per ciò che a noi interessa, è la serie di norme che vanno sotto il nome di “pace fiscale”, ossia una serie di disposizioni atte a favorire una drastica riduzione del contenzioso con il fisco e un altrettanto drastica soluzione di tutte quelle fattispecie di piccola e media irregolarità fiscale, che hanno affollato l’Agenzia delle Entrate in questi ultimi anni. Parliamo di anni perchè la disciplina della pace fiscale affronta innanzi tutto, il fondamentale aspetto dello STRALCIO di tutti i debiti affidati  agli  agenti  della riscossione dal 2000 al 2010, fino a 1.000 €. Si perchè se avevate qualche cartella di pagamento, qualche avviso di accertamento o qualche riscossione coattiva, intrapresa per debiti “nati” fino al 2010 e di importo pari o inferiore a 1.000€, potete anche dirgli addio, perchè la pace fiscale li dichiara AUTOMATICAMENTE ANNULLATI. Si, insomma, non dovete chiederne l’annullamento, vengono annullati già all’atto dell’entrata in vigore del decreto (art.4). Purtroppo però, per chi ha cominciato già a pagarne una parte, non c’è più possibilità di recuperare i soldi spesi
Altro interessante capitolo, è quello introdotto dall’art. 6, dove si affronta l’argomento della definizione agevolata delle liti che da la possibilità al contribuente, di chiudere la lite con il fisco, tramite il pagamento, in pendenza di giudizio o a giudizio definito in suo sfavore, attraverso il pagamento della sola somma della sorta capitale del debito, scorporata dalle sanzioni e dagli interessi fino ad allora maturati e, se la somma è superiore a 1.000€, chiedere la rateizzazione per un massimo di 20 rate trimestrali, con decorrenza maggio 2019.
Altre importanti novità sulla “pace fiscale”, sono la rottamazione ter (proponibile compilando il seguente modello), che prevede l’aumento delle rate da 10 a 18, per coloro che ne hanno diritto e il saldo e stralcio previsto per chi, attraverso dichiarazione ISEE, dimostra di avere un reddito troppo basso per poter far fronte al pagamento dei debiti fiscali
Avv. Massimiliano Ritondale

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Commento alla Sentenza n. 43271del 13/10/2016 emessa dalla Corte di Cassazione Sez. Pen. IV

Con riguardo alla responsabilità da reato degli Enti, qualora il rappresentante legale è indagato o imputato del reato presupposto non può provvedere a nominare un difensore di fiducia per l’Ente perchè versa in una condizione di incompatibilità. Ciò in ossequio al divieto di carattere generale e assoluto di rappresentanza previsto dall’art. 39 D. Lgs. n. 231/2001.

Tutto questo, però, non preclude all’Ente la possibilità di costituirsi nel giudizio perchè nel frattempo sostituisce il rappresentante divenuto incompatibile o perchè procede a nominarne uno ad hoc; oltretutto, giova ricordare che qualora l’Ente decida di rimanere inerte sopravviene il disposto normativo dell’articolo 40 D. Lgs. 231/01 che prevede la nomina da parte dell’A.G. procedente di un difensore d’ufficio.

Come già detto, l’incompatibilità statuita dall’art. 39 D. Lgs. n. 231/01 è assoluta, di guisa che il rappresentante diventato incompatibile non può compiere più nessun atto valido nell’interesse dell’Ente perchè sarebbero inefficaci; così nel caso di nomina di un difensore di fiducia l’atto stesso è inefficace, come lo sono gli eventuali atti difensivi eventualmente compiuti nell’interesse dell’Ente dal difensore di fiducia nominato dal rappresentante legale indagato e/o imputato del reato presupposto.

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Commento Sentenza n. 56427 Corte di Cassazione Sez. Pen. III, depositata il 19/12/2017

Con riguardo alla responsabilità da reato degli Enti, qualora il rappresentante legale è indagato o imputato del reato presupposto non può provvedere a nominare un difensore di fiducia per l’Ente perchè versa in una condizione di incompatibilità. Ciò in ossequio al divieto di carattere generale e assoluto di rappresentanza previsto dall’art. 39 D. Lgs. n. 231/2001.

Tutto questo, però, non preclude all’Ente la possibilità di costituirsi nel giudizio perchè nel frattempo sostituisce il rappresentante divenuto incompatibile o perchè procede a nominarne uno ad hoc; oltretutto, giova ricordare che qualora l’Ente decida di rimanere inerte sopravviene il disposto normativo dell’articolo 40 D. Lgs. 231/01 che prevede la nomina da parte dell’A.G. procedente di un difensore d’ufficio.

Come già detto, l’incompatibilità statuita dall’art. 39 D. Lgs. n. 231/01 è assoluta, di guisa che il rappresentante diventato incompatibile non può compiere più nessun atto valido nell’interesse dell’Ente perchè sarebbero inefficaci; così nel caso di nomina di un difensore di fiducia l’atto stesso è inefficace, come lo sono gli eventuali atti difensivi eventualmente compiuti nell’interesse dell’Ente dal difensore di fiducia nominato dal rappresentante legale indagato e/o imputato del reato presupposto.

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MISURE CAUTELARI – Cassazione n. 44370

Secondo la recente sentenza della Cassazione penale n.44370/2017 ai fini della applicazione delle misure di prevenzione antimafia  non è rilevante il trascorrere di un lasso di tempo rilevante tra il giudizio penale di condanna e quello di prevenzione, potendo il Tribunale delle Misure di Prevenzione  desumere la pericolosità sociale dal contenuto della sentenza stessa di condanna per il delitto di cui all’ art.416 bis e dalla assenza di prove sulla cessazione della sua pericolosità.

44370

 

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Bancarotta per distrazione, non vale il ne bis in idem se avviene con più azioni

  • La Corte di Cassazione con la sentenza n.42834 del 19 sett.2017 del nel ribadire il  concetto che il divieto del ne bis in idem ha assunto il rango di principio generale dell’ordinamento processuale ed è pos42834to a tutela anche dei diritti fondamentali dell’imputato ha, affermato che nel caso  di reato di bancarotta  per distrazione quando le condanne(anche se relative allo stesso marchio) riguardano azioni commesse in tempi diversi dal legale rappresentante di due società fallite e sono differenti rispetto ai patrimoni impoveriti e alle masse creditorie colpite non si configura il ne bis in idem trattandosi di due reati differenti.

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Accertamento – Falsa rappresentazione nelle scritture contabili – Dichiarazione fraudolenta

Oltre che dall’indicazione di un ammontare di elementi positivi inferiore a quello effettivo o dall’indicazione di un maggiore ammontare di elementi passivi, il reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici può dirsi integrato solo se sussiste il dolo specifico di evadere le imposte in base ad una falsa rappresentazione delle scritture contabili avvalendosi di mezzi fraudolenti in grado di ostacolare l’accertamento

 

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La responsabilità degli enti alla luce della sentenza n.41768 del 13.09.2017

La Corte di Cassazione Penale, sez. VI, con la sentenza n. 41768 del 13/09/17, nell ’affrontare un complesso caso di corruzione, ha posto ancora una volta l’accento sulla problematica relativa alla responsabilità degli Enti Pubblici. I Giudici del Supremo Consesso hanno statuito che il modello aziendale ISO 90001 e il modello c.d. “DELOITTE” non sono idonei a sostituire il modello previsto dal D. Lgs. 231/2001; precipuamente, il modello aziendale ISO UNI EN ISO 90001 non indica gli illeciti da prevenire né il relativo sistema sanzionatorio, poiché riguarda il controllo della qualità del lavoro in relazione alla normativa sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro o degli interessi tutelati dai reati in materia ambientale. Il modello “DELOITTE”, invece, manca del codice di comportamento e relative procedure, nonché del codice etico e del sistema sanzionatorio. Sulla base di tali argomentazioni Giudici hanno escluso l’equivalenza tra il “modello qualità” e i modelli di organizzazione e gestione disciplinati con il D. Lgs. 231/2001. Altro importante tema affrontato dalla sentenza della Corte di Cassazione è quello proprio delle intercettazioni poiché le norme codicistiche sulle intercettazioni di conversazioni e comunicazioni riguardano anche gli Enti in base alla disciplina contenuta negli artt. 34 e 35 del D.Lgs. n. 231/2001.  Scrivono i Giudici che i risultati delle intercettazioni autorizzate per uno o più reati previsti dall’art. 266 codice di rito penale sono utilizzabili anche per quei reati che emergono in conseguenza dell’attività di captazione. Ciò perché sussiste connessione tra la prodromica notizia di reato (reato presupposto) – che ha determinato l’intercettazione – e l’illecito amministrativo conseguente. Ultimo tema affrontato è quello della prescrizione. In tema di responsabilità da reato dell’Ente, la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’Ente interrompe la prescrizione e sospende il decorso dei termini sino al passaggio in giudicato della sentenza ex art. 59 e art. 22 commi 2 e 4 del D. Lgs. 231/2001. Nel caso in cui si prescrive il reato presupposto – dopo la contestazione all’Ente dell’illecito – la responsabilità amministrativa dell’Ente non si estingue così come disposto nell’art. 60 D. Lgs. 231/2001.

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INTERCETTAZIONI Telefoniche – Cassazione n. 46968

Per l’utilizzo del traffico telematico derivante dal servizio di messaggistica Black-Berry “pin to pin” offerto dalla società canadese Rim non è necessaria una rogatoria così come stabilito dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 46968/2017

46968

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EVASIONE IVA: non applicabile la Sentenza TARICCO se il reato di evasione non è grave

La Corte di Cassazione, sez. pen. III,con la recentissima pronuncia n. 45751/2017 ha statuito il seguente principio:” l’evasione IVA se non è di particolare gravità non comporta l’interruzione dei termini di prescrizione del reato.:”. In   particolare,   il   Supremo   Consesso   ha   stabilito   che   perché   la condotta di evasione IVA abbia rilevanza penale, e, di conseguenza, sia   anche   idonea   a   incidere   sul   tempo   della   prescrizione,   deve connotarsi di ulteriori requisiti (non solo quindi quello della gravità), quali ad esempio: l’esistenza di una organizzazione posta in essere per commettere questo tipo di reato, l’accertamento di costanti e frequenti   contatti   con   una   pluralità   di   soggetti   coinvolti, l’utilizzazione di società schermo o di cartiere, il coinvolgimento di più persone. Il caso concreto sottoposto al vaglio della Corte di Cassazione riguardava un’evasione di IVA di circa €155.000/00 non ritenuto particolarmente grave.

 

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Procedura di riscossione coattiva del debito fiscale su fondo patrimoniale – Cassazione n. 47827

La procedura di riscossione coattiva del debito fiscale  può  essere eseguita anche su di un fondo patrimoniale, secondo quanto statuito nella sentenza della Corte di Cassazione n. 47827/2017

47827

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“LE PRESUNZIONI FISCALI NON BASTANO IN SEDE PENALE”

Dalla Corte di Cassazione, sez. pen. III, con la pronuncia n. 15899/16 arriva un chiaro STOP alle presunzioni fiscali sugli accertamenti bancari. Precisamente, non possono essere utilizzate
solo le presunzioni fiscali sugli accertamenti bancari per poter quantificare l’imposta evasa e rilevante penalmente; così come l’eventuale silenzio del contribuente non può acquistare valore di prova circa la sua responsabilità, atteso che nel nostro ordinamento giuridico il soggetto ha diritto al silenzio mentre l’onere probatorio è a carico della Pubblica Accusa. Le presunzioni tributarie anche se hanno valore di indizio non possono di per se assurgere al rango di prova circa la commissione del reato; esse – tutt’al più – possono essere valutate liberamente dal Giudice unitamente ad altri elementi di natura fattuale per accertare l’ammontare dell’imposta evasa.

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