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OPPOSIZIONE A CARTELLA

 

In attesa delle definitiva conversione in legge del Il DECRETO-LEGGE 23 ottobre 2018, riassumiamo sinteticamente alcune delle motivazioni che possono legittimare un contribuente, a proporre opposizione ad una cartella esattoriale: 

MANCATA NOTIFICA: innanzi tutto dobbiamo precisare che qualunque cartella esattoriale, riferentesi a qualunque imposta, tassa o contributo, dev’essere per legge, preceduta dalla notifica di un atto propedeutico, che avrà diversa forma e sostanza a seconda del tipo di tributo preso in considerazione, possa esso essere un avviso di accertamento, oppure una semplice messa in mora di un qualche ente locale. La conseguenza è che la mancanza di qualunque notifica di questi “atti propedeutici” rendono, generalmente nulla la successiva notifica della cartella esattoriale e ne vizia irrimediabilmente il procedimento formativo. In difetto della notifica di rituale atto (avviso di accertamento o verbale di contravvenzione), l’iscrizione a ruolo, la notifica della cartella di pagamento o dell’avviso di mora o il fermo amministrativo del proprio veicolo, realizzano una situazione procedimentale illegittima(Cass. 9180/2006; 15149/2005). Tale vizio va a menomare il diritto alla difesa del contribuente, nonché la nullità di tutti gli atti conseguenti (cartella di pagamento)

PRESCRIZIONE DEL DIRITTO: La mancata notifica di un atto di accertamento o di un verbale di contravvenzione nei termini di legge, inoltre, può comportare, a seconda del tributo, la prescrizione del diritto alla riscossione. Ed è quello che stiamo vedendo accadere con il recente decreto sulla “pace fiscale”, che non fa altro che trasformare in norma, ciò che già era contenuto nel nostro ordinamento vigente, ossia la prescrizione dei crediti, per i quali, l’amministrazione, non avendo proceduto ad interrompere i termini o a mettere in esecuzione detti crediti, ha definitivamente perso il diritto alla riscossione.

CARENTE SOTTOSCRIZIONE:  la cartella esattoriale potrebbe essere carente della sottoscrizione da parte del concessionario, ed invero quale atto di concessionario di pubblico servizio, non può derogare alle norme che lo consentono e quindi se concerne sanzioni, deve avere la caratteristica di un titolo esecutivo come configurato dalla normativa vigente,  altrimenti si viola il potere di delega conferito al Governo con legge 421/92. (Anche se poi, qualche sentenza della Cassazione ha ammesso che se l’atto è di per se stesso “riconoscibile” la carenza di sottoscrizione non è motivo di nullità dell’atto (Cass. Sez. 5: 23381/2017)

SOGGETTO NOTIFICATORE:  Attenzione a chi notifica una cartella esattoriale e con quale mezzo di spedizione, perchè la Cassazione ha confermato, in più d’una occasione, che la semplice raccomandata a ricevuta di ritorno, non rappresenta un procedimento valido, per la notifica di una cartella esattoriale per cui, la notifica della cartella de quo è nulla ed inefficace per inammissibilità ed illegittimità della notifica (violazione art. 60 dpr. 600/73 ed art. 26 dpr. 602/73)

Avv. Massimiliano Ritondale

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PACE FISCALE

Il DECRETO-LEGGE 23 ottobre 2018, n. 119, ossia le Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria è alle sue battute finali, prima della conversione in legge che arriverà fra qualche giorno in Parlamento. I tempi sono quindi maturi per poter anticipare una sommaria valutazione su alcune novità introdotte dal provvedimento, a favore dei contribuenti, salvo modifiche dell’ultim’ora che potrebbero essere trattate in un successivo articolo.
La novità più importante per ciò che a noi interessa, è la serie di norme che vanno sotto il nome di “pace fiscale”, ossia una serie di disposizioni atte a favorire una drastica riduzione del contenzioso con il fisco e un altrettanto drastica soluzione di tutte quelle fattispecie di piccola e media irregolarità fiscale, che hanno affollato l’Agenzia delle Entrate in questi ultimi anni. Parliamo di anni perchè la disciplina della pace fiscale affronta innanzi tutto, il fondamentale aspetto dello STRALCIO di tutti i debiti affidati  agli  agenti  della riscossione dal 2000 al 2010, fino a 1.000 €. Si perchè se avevate qualche cartella di pagamento, qualche avviso di accertamento o qualche riscossione coattiva, intrapresa per debiti “nati” fino al 2010 e di importo pari o inferiore a 1.000€, potete anche dirgli addio, perchè la pace fiscale li dichiara AUTOMATICAMENTE ANNULLATI. Si, insomma, non dovete chiederne l’annullamento, vengono annullati già all’atto dell’entrata in vigore del decreto (art.4). Purtroppo però, per chi ha cominciato già a pagarne una parte, non c’è più possibilità di recuperare i soldi spesi
Altro interessante capitolo, è quello introdotto dall’art. 6, dove si affronta l’argomento della definizione agevolata delle liti che da la possibilità al contribuente, di chiudere la lite con il fisco, tramite il pagamento, in pendenza di giudizio o a giudizio definito in suo sfavore, attraverso il pagamento della sola somma della sorta capitale del debito, scorporata dalle sanzioni e dagli interessi fino ad allora maturati e, se la somma è superiore a 1.000€, chiedere la rateizzazione per un massimo di 20 rate trimestrali, con decorrenza maggio 2019.
Altre importanti novità sulla “pace fiscale”, sono la rottamazione ter (proponibile compilando il seguente modello), che prevede l’aumento delle rate da 10 a 18, per coloro che ne hanno diritto e il saldo e stralcio previsto per chi, attraverso dichiarazione ISEE, dimostra di avere un reddito troppo basso per poter far fronte al pagamento dei debiti fiscali
Avv. Massimiliano Ritondale

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Commento alla Sentenza n. 43271del 13/10/2016 emessa dalla Corte di Cassazione Sez. Pen. IV

Con riguardo alla responsabilità da reato degli Enti, qualora il rappresentante legale è indagato o imputato del reato presupposto non può provvedere a nominare un difensore di fiducia per l’Ente perchè versa in una condizione di incompatibilità. Ciò in ossequio al divieto di carattere generale e assoluto di rappresentanza previsto dall’art. 39 D. Lgs. n. 231/2001.

Tutto questo, però, non preclude all’Ente la possibilità di costituirsi nel giudizio perchè nel frattempo sostituisce il rappresentante divenuto incompatibile o perchè procede a nominarne uno ad hoc; oltretutto, giova ricordare che qualora l’Ente decida di rimanere inerte sopravviene il disposto normativo dell’articolo 40 D. Lgs. 231/01 che prevede la nomina da parte dell’A.G. procedente di un difensore d’ufficio.

Come già detto, l’incompatibilità statuita dall’art. 39 D. Lgs. n. 231/01 è assoluta, di guisa che il rappresentante diventato incompatibile non può compiere più nessun atto valido nell’interesse dell’Ente perchè sarebbero inefficaci; così nel caso di nomina di un difensore di fiducia l’atto stesso è inefficace, come lo sono gli eventuali atti difensivi eventualmente compiuti nell’interesse dell’Ente dal difensore di fiducia nominato dal rappresentante legale indagato e/o imputato del reato presupposto.

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Commento Sentenza n. 56427 Corte di Cassazione Sez. Pen. III, depositata il 19/12/2017

Con riguardo alla responsabilità da reato degli Enti, qualora il rappresentante legale è indagato o imputato del reato presupposto non può provvedere a nominare un difensore di fiducia per l’Ente perchè versa in una condizione di incompatibilità. Ciò in ossequio al divieto di carattere generale e assoluto di rappresentanza previsto dall’art. 39 D. Lgs. n. 231/2001.

Tutto questo, però, non preclude all’Ente la possibilità di costituirsi nel giudizio perchè nel frattempo sostituisce il rappresentante divenuto incompatibile o perchè procede a nominarne uno ad hoc; oltretutto, giova ricordare che qualora l’Ente decida di rimanere inerte sopravviene il disposto normativo dell’articolo 40 D. Lgs. 231/01 che prevede la nomina da parte dell’A.G. procedente di un difensore d’ufficio.

Come già detto, l’incompatibilità statuita dall’art. 39 D. Lgs. n. 231/01 è assoluta, di guisa che il rappresentante diventato incompatibile non può compiere più nessun atto valido nell’interesse dell’Ente perchè sarebbero inefficaci; così nel caso di nomina di un difensore di fiducia l’atto stesso è inefficace, come lo sono gli eventuali atti difensivi eventualmente compiuti nell’interesse dell’Ente dal difensore di fiducia nominato dal rappresentante legale indagato e/o imputato del reato presupposto.

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MISURE CAUTELARI – Cassazione n. 44370

Secondo la recente sentenza della Cassazione penale n.44370/2017 ai fini della applicazione delle misure di prevenzione antimafia  non è rilevante il trascorrere di un lasso di tempo rilevante tra il giudizio penale di condanna e quello di prevenzione, potendo il Tribunale delle Misure di Prevenzione  desumere la pericolosità sociale dal contenuto della sentenza stessa di condanna per il delitto di cui all’ art.416 bis e dalla assenza di prove sulla cessazione della sua pericolosità.

44370

 

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Bancarotta per distrazione, non vale il ne bis in idem se avviene con più azioni

  • La Corte di Cassazione con la sentenza n.42834 del 19 sett.2017 del nel ribadire il  concetto che il divieto del ne bis in idem ha assunto il rango di principio generale dell’ordinamento processuale ed è pos42834to a tutela anche dei diritti fondamentali dell’imputato ha, affermato che nel caso  di reato di bancarotta  per distrazione quando le condanne(anche se relative allo stesso marchio) riguardano azioni commesse in tempi diversi dal legale rappresentante di due società fallite e sono differenti rispetto ai patrimoni impoveriti e alle masse creditorie colpite non si configura il ne bis in idem trattandosi di due reati differenti.

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Accertamento – Falsa rappresentazione nelle scritture contabili – Dichiarazione fraudolenta

Oltre che dall’indicazione di un ammontare di elementi positivi inferiore a quello effettivo o dall’indicazione di un maggiore ammontare di elementi passivi, il reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici può dirsi integrato solo se sussiste il dolo specifico di evadere le imposte in base ad una falsa rappresentazione delle scritture contabili avvalendosi di mezzi fraudolenti in grado di ostacolare l’accertamento

 

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La responsabilità degli enti alla luce della sentenza n.41768 del 13.09.2017

La Corte di Cassazione Penale, sez. VI, con la sentenza n. 41768 del 13/09/17, nell ’affrontare un complesso caso di corruzione, ha posto ancora una volta l’accento sulla problematica relativa alla responsabilità degli Enti Pubblici. I Giudici del Supremo Consesso hanno statuito che il modello aziendale ISO 90001 e il modello c.d. “DELOITTE” non sono idonei a sostituire il modello previsto dal D. Lgs. 231/2001; precipuamente, il modello aziendale ISO UNI EN ISO 90001 non indica gli illeciti da prevenire né il relativo sistema sanzionatorio, poiché riguarda il controllo della qualità del lavoro in relazione alla normativa sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro o degli interessi tutelati dai reati in materia ambientale. Il modello “DELOITTE”, invece, manca del codice di comportamento e relative procedure, nonché del codice etico e del sistema sanzionatorio. Sulla base di tali argomentazioni Giudici hanno escluso l’equivalenza tra il “modello qualità” e i modelli di organizzazione e gestione disciplinati con il D. Lgs. 231/2001. Altro importante tema affrontato dalla sentenza della Corte di Cassazione è quello proprio delle intercettazioni poiché le norme codicistiche sulle intercettazioni di conversazioni e comunicazioni riguardano anche gli Enti in base alla disciplina contenuta negli artt. 34 e 35 del D.Lgs. n. 231/2001.  Scrivono i Giudici che i risultati delle intercettazioni autorizzate per uno o più reati previsti dall’art. 266 codice di rito penale sono utilizzabili anche per quei reati che emergono in conseguenza dell’attività di captazione. Ciò perché sussiste connessione tra la prodromica notizia di reato (reato presupposto) – che ha determinato l’intercettazione – e l’illecito amministrativo conseguente. Ultimo tema affrontato è quello della prescrizione. In tema di responsabilità da reato dell’Ente, la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’Ente interrompe la prescrizione e sospende il decorso dei termini sino al passaggio in giudicato della sentenza ex art. 59 e art. 22 commi 2 e 4 del D. Lgs. 231/2001. Nel caso in cui si prescrive il reato presupposto – dopo la contestazione all’Ente dell’illecito – la responsabilità amministrativa dell’Ente non si estingue così come disposto nell’art. 60 D. Lgs. 231/2001.

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INTERCETTAZIONI Telefoniche – Cassazione n. 46968

Per l’utilizzo del traffico telematico derivante dal servizio di messaggistica Black-Berry “pin to pin” offerto dalla società canadese Rim non è necessaria una rogatoria così come stabilito dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 46968/2017

46968

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EVASIONE IVA: non applicabile la Sentenza TARICCO se il reato di evasione non è grave

La Corte di Cassazione, sez. pen. III,con la recentissima pronuncia n. 45751/2017 ha statuito il seguente principio:” l’evasione IVA se non è di particolare gravità non comporta l’interruzione dei termini di prescrizione del reato.:”. In   particolare,   il   Supremo   Consesso   ha   stabilito   che   perché   la condotta di evasione IVA abbia rilevanza penale, e, di conseguenza, sia   anche   idonea   a   incidere   sul   tempo   della   prescrizione,   deve connotarsi di ulteriori requisiti (non solo quindi quello della gravità), quali ad esempio: l’esistenza di una organizzazione posta in essere per commettere questo tipo di reato, l’accertamento di costanti e frequenti   contatti   con   una   pluralità   di   soggetti   coinvolti, l’utilizzazione di società schermo o di cartiere, il coinvolgimento di più persone. Il caso concreto sottoposto al vaglio della Corte di Cassazione riguardava un’evasione di IVA di circa €155.000/00 non ritenuto particolarmente grave.

 

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Procedura di riscossione coattiva del debito fiscale su fondo patrimoniale – Cassazione n. 47827

La procedura di riscossione coattiva del debito fiscale  può  essere eseguita anche su di un fondo patrimoniale, secondo quanto statuito nella sentenza della Corte di Cassazione n. 47827/2017

47827

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“LE PRESUNZIONI FISCALI NON BASTANO IN SEDE PENALE”

Dalla Corte di Cassazione, sez. pen. III, con la pronuncia n. 15899/16 arriva un chiaro STOP alle presunzioni fiscali sugli accertamenti bancari. Precisamente, non possono essere utilizzate
solo le presunzioni fiscali sugli accertamenti bancari per poter quantificare l’imposta evasa e rilevante penalmente; così come l’eventuale silenzio del contribuente non può acquistare valore di prova circa la sua responsabilità, atteso che nel nostro ordinamento giuridico il soggetto ha diritto al silenzio mentre l’onere probatorio è a carico della Pubblica Accusa. Le presunzioni tributarie anche se hanno valore di indizio non possono di per se assurgere al rango di prova circa la commissione del reato; esse – tutt’al più – possono essere valutate liberamente dal Giudice unitamente ad altri elementi di natura fattuale per accertare l’ammontare dell’imposta evasa.

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E’ possibile disporre il sequestro del fabbricato/deposito nel caso di evasione di accisa sui carburanti

Con la sentenza n. 45596 del 4/10/2017 la Corte di Cassazione sez. pen. III ha ritenuto   legittimo   il   sequestro   di   un   fabbricato   utilizzato   come   deposito commerciale qualora l’esistenza di certi elementi dimostrano la pertinenza tra il bene immobile sottoposto a sequestro e la condotta illecita di evasione di Accisa e di Iva. La pronuncia è conseguenza del ricorso proposto dal soggetto interessato che ha lamentato una carenza di motivazione nel provvedimento impugnato. Ma,   la   sussistenza   del   fumus   bonis   iuris,   secondo   i   Giudici   del   Supremo Consesso, per ritenere concreto il reato contestato, è ricavabile da una serie di attività di indagine e accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza, nonché da documenti esaminati e da pedinamenti che inducono inevitabilmente a ritenere sussistente il reato di evasione di accise a fronte di acquisti di carburanti senza registrazioni,   con   conseguente   evasione   delle   imposte.   Pertanto,   il provvedimento impositivo della misura cautelare reale è legittimo, oltre che correttamente motivato.

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Le nuove misure di prevenzione per i reati di corruzione

È legge con il voto della Camera il nuovo Codice antimafia  nel quale è stabilito espressamente che non si può giustificare la legittima provenienza dei beni adducendo che il denaro utilizzato per acquistarli è frutto di evasione fiscale. Se il tribunale non dispone la confisca, può applicare l’amministrazione giudiziaria e il controllo giudiziario. È ampliato l’ambito di applicazione di sequestro e confisca per equivalente, mentre la confisca allargata diventa obbligatoria anche per alcuni ecoreati e per l’autoriciclaggio e trova applicazione anche in caso di amnistia, prescrizione o morte di chi l’ha subita. In caso di revoca della confisca, la restituzione del bene avviene per equivalente se nel frattempo è stato destinato a finalità di interesse pubblico.

 Con la nuova norma delle misure di prevenzione si è prevista l’estensione dell’area delle misure personali e patrimoniali a chi è anche solo indiziato di associazione a delinquere finalizzata a peculato, corruzione propria e impropria, corruzione in atti giudiziari, concussione e induzione indebita, oltre allo stalking.

 Inoltre, il procedimento di applicazione delle misure di prevenzione è reso più trasparente, garantito e veloce attraverso la trattazione prioritaria con rafforzamento delle sezioni competenti, copertura immediata dei vuoti in organico, relazioni periodiche sull’operatività delle sezioni, utilizzo delle videoconferenze ed  immediata decisione sulle questioni di competenza. Il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo è inserito tra i soggetti titolari del potere di proposta delle misure di prevenzione. Per facilitare le indagini patrimoniali tutti i titolari del potere di proposta di prevenzione avranno accesso al Sid, il sistema di interscambio flussi dell’agenzia delle Entrate.

Il sequestro di partecipazioni sociali “totalitarie” si estende a tutti i beni aziendali. A provvedere materialmente al sequestro sarà ora la polizia giudiziaria (non più l’ufficiale giudiziario). Se il bene immobile è occupato senza titolo, il giudice delegato ordina lo sgombero. Gli immobili, tra l’altro, potranno anche essere concessi in locazione alle forze di polizia o alle forze armate e ai vigili del fuoco.

È introdotto il nuovo istituto del controllo giudiziario delle aziende quando sussiste il pericolo concreto di infiltrazioni mafiose che ne condizionino l’attività. Il controllo giudiziario, previsto per un periodo che va da un anno a tre anni, può essere chiesto volontariamente anche dalle imprese che hanno impugnato l’informazione antimafia interdittiva di cui sono oggetto. Una volta disposto, gli effetti dell’interdittiva restano sospesi.

Gli amministratorii giudiziari dovranno essere scelti tra gli iscritti all’ Albo secondo regole di trasparenza che assicurino la rotazione degli incarichi, al ministro della Giustizia spetterà individuare criteri di nomina che tra l’altro tengano conto del numero degli incarichi in corso (comunque non superiori a 3).

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