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Omesso versamento ritenute: paga chi era amministratore quando è nato il debito

La terza sezione penale della Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n.1511 ha stabilito che, risponde per l’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali chi era legale rappresentante della società quando è nato il debito, anche se nel frattempo ha perso la carica.

In particolare, la Cassazione afferma il principio che è responsabile dell’omissione chi era tenuto al versamento nel momento in cui è sorto il debito, anche se “medio tempore” ha perso la rappresentanza o la titolarità dell’impresa. L’imputato non può obiettare che era nell’impossibilità di provvedere essendo ormai fuori della società, perché poteva, ai fini della non punibilità, fare il suo dovere secondo lo schema dell’adempimento da parte del terzo previsto dal codice civile (articolo 1180) sollecitando i (terzi) nuovi amministratori.

Né, tantomeno, il dolo può essere escluso dalla conclusione di un piano di rientro del debito concordato con l’Inps. E questo perché il reato proprio “ovvero la consapevolezza dell’omissione dei contributi Inps, deve sussistere al momento della scadenza dell’obbligazione e dunque rispetto a questo momento che deve essere apprezzato il dolo del reato, a nulla rileva il successivo piano di rientro del debito”.

Avvocato Bruno Cervone
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E’“indebita” la compensazione di crediti tributari inesistenti mediante “accollo”.

Art.10 quater, D.l.gs. n.74/2000

La compensazione dei crediti tributari inesistenti mediante accollo fiscale perfeziona il delitto di cui all’art.10 quater perché l’art. 17, D.lgs. n. 241 del 1997 non solo non prevede l’ipotesi dell’accollo, ma richiede che la compensazione avvenga unicamente tra i medesimi soggetti.

La Corte di Cassazione Penale(Cass.Pen. sez.III, 3 luglio 2018 n. 29870-Pres.Cavallo-Rel.Scarcella P.M. Cuomo) ha ribadito il principio secondo il quale “non versare le somme dovute, utilizzando in compensazione crediti inesistenti, per un importo annuo superiore a cinquantamila euro, è soggetto alla alla pena della reclusione da sei mesi a due anni “ (art. 10quater Dlgs 74/200)” e si riferisce a soggetti legittimati, ex art.17ss.,Dlgs.n. 241/97, ad effettuare pagamenti di imposta utilizzando in compensazione crediti verso l’Erario, ed in tale categoria devono farsi necessariamente rientrare anche coloro che, in virtù del contratto di accollo, agiscono come debitori proprio in virtù del fatto che, con l’accollo, si sono volontariamente fatti carico dei debiti altrui”.
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avv. Bruno Cervone

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No al sequestro con sgravio di cartella

Va revocato il sequestro preventivo se l’agenzia delle Entrate sgrava integralmente la cartella per la quale è pendente il giudizio in commissione tributaria ed anche se la relativa decisione non è definitiva. A confermare questo principio è la Corte di cassazione, terza sezione penale, con la sentenza n. 355 depositata ieri.

La Suprema corte,  ha confermato l’orientamento sul punto. In caso di annullamento della cartella esattoriale da parte della commissione tributaria, con sentenza anche non definitiva e di relativo provvedimento di sgravio da parte dell’Ufficio non è possibile disporre o mantenere il sequestro funzionale alla confisca (tra le altre Cassazione 19994/2017 e 39187/2015).

La decisione conferma così l’orientamento sulla valenza del debito risultante presso l’Agenzia delle Entrate.

Peraltro, in tale contesto, va segnalato che la Cassazione (32213/2018) aveva già precisato che nei delitti tributari il profitto del reato da sottoporre a misura cautelare è rappresentato da quanto preteso dalle Entrate.

Va da sé quindi che se l’indagato ha corrisposto quanto preteso negli atti tributari è irrilevante che l’imposta calcolata dal pm nel procedimento penale sia superiore.

Tali conclusioni non contrastano con cd “doppio binario”, poiché esso trova applicazione solo per la valutazione delle prove sull’illecito, ma non per la determinazione del profitto del reato.
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avv. Bruno Cervone

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Effetti penali e tributari: il perimetro delle misure premiali per la «gestione precoce» delle crisi d’impresa

Il parere della commissione permanente giustizia sul decreto attuativo di riforma della disciplina di crisi ed insolvenza interviene, invitando il Governo a precisare il perimetro di contenimento degli effetti penali della crisi, anche sulle misure premiali, concepite come incentivo alla gestione precoce della crisi e quindi riconosciute ai soli debitori che tempestivamente ricorrano a uno degli strumenti codificati di composizione.

Entro sei mesi dal verificarsi di talune circostanze, il debitore deve aver fatto ricorso a una delle procedure previste dal nuovo codice, incluse quelle di allerta. Si tratta di debiti per retribuzioni scaduti da più di sessanta giorni, di debiti nei confronti di fornitori scaduti da più di centoventi giorni e superiori al non scaduto e del superamento nel bilancio, o comunque per tre mesi, degli indici di cui all’articolo 13, funzionali alla identificazione dei fondati indizi di crisi. L’impostazione è apprezzabile per oggettività, anche se spesso il dato dello scaduto conclama una condizione di crisi già consolidata e prossima all’insolvenza che dovrebbe, perlomeno nelle intenzioni, divergere dalle elaborazioni informative più sofisticate richiamate dall’articolo 13, che quella condizione sarebbero chiamate ad anticipare. Si tratterà quindi di capire come i tre indici convivano.

Le misure premiali
Con riferimento alla natura delle misure premiali, l’attuale testo del decreto prevede benefici in termini di responsabilità personale del debitore, di riduzione di sanzioni e interessi sul debito tributario, ed infine processuali.

Il debitore tempestivo beneficerebbe della non punibilità per i reati di bancarotta e ricorso abusivo al credito se il danno cagionato è di speciale tenuità, o della riduzione sino alla metà della pena ove il valore dell’attivo superi il quinto dei debiti. Sul punto il parere della commissione invita a prevedere un limite massimo del danno (2 milioni di euro) e a precisare come il quinto debba riferire ai creditori chirografari.

Lo «sconto» tributario
Modesti invece gli effetti in termini di riduzione degli oneri sul debito tributario. Non sembrano decisivi ed efficaci il contenimento al tasso legale degli interessi maturati nel corso della procedura di allerta, la riduzione al minimo delle sanzioni se la domanda di accesso a una delle procedure di regolamentazione della crisi sia depositata entro il termine di pagamento che ne consentirebbe l’applicazione in misura ridotta e la riduzione alla metà di interessi e sanzioni quando il debito trattato con uno degli strumenti codificati sia stato precedentemente oggetto della procedura di composizione assistita. Lo schema non prevede, purtroppo, la semplificazione dell’accesso alla rateazione straordinaria in centoventi mesi di cui all’articolo 19, comma 1-quinquies, Dpr 602/1973, da più parti auspicata in quanto foriera di un alleggerimento finanziario che molto spesso nella soluzione della crisi pesa più della riduzione dell’onere.

Dal punto di vista processuale, il debitore tempestivo potrà beneficiare del raddoppio dei termini della proroga della fase prenotativa del concordato o della richiesta di omologa di accordo di ristrutturazione del debito, e della riduzione al 20% della soddisfazione offerta ai creditori chirografari che escluda le proposte concorrenti.

Fonte: il sole 24ore
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avv. Bruno Cervone

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Omesso versamento delle ritenute: no alla tenuità del fatto se si sfora del 10 per cento la soglia penale

Lo scostamento del 10 per cento dalla soglia di punibilità, nel caso di omesso versamento delle ritenute certificate sulle retribuzioni dei lavoratori, non si può considerare vicinissimo al valori limite, ai fini della particolare tenuità del fatto. La Corte di cassazione, con la sentenza 58442 del 28 dicembre scorso, respinge il ricorso teso a far valere la scriminante della crisi dell’impresa per ragioni estranee alla volontà e alla condotta del ricorrente o, in subordine, a ottenere l’applicazione dell’articolo 131-bis del Codice penale che consente la non punibilità per la particolare tenuità del fatto. Ma la Suprema corte respinge entrambe le richieste. Non passa la “giustificazione” del crisi di liquidità, dovuta sia al mancato pagamento da parte dei clienti sia alla decisione della banca di interrompere i rapporti di “fido” aperti in precedenza con la Srl. Sul punto i giudici ricordano che la violazione dell’articolo 10-bis del Dlgs 74/2000 scatta quando il sostituto d’imposta non rispetta il suo dovere di accantonare la provvista necessaria per adempiere l’obbligazione tributaria.

Un’operazione di “messa in riserva” che va fatta, in linea con una prudente gestione delle risorse finanziarie, ogni volta che vengono fatti i pagamenti oggetto di tassazione. Caduta dunque la prima “giustificazione”, non passa neppure la richiesta della non punibilità. Nello specifico la somma non versata era di 167.686 mila euro, a fronte di un tetto di rilevanza penale di 150 mila euro. La Cassazione sottolinea come la giurisprudenza, pur con delle oscillazioni nelle cifre, si sta orientando al riconoscimento della particolare tenuità del fatto nei casi in cui l’omissione sia vicinissima alla soglia di punibilità. E per i giudici non si può ritenere di lieve entità un valore superiore, come nel caso esaminato, al 10 per cento del limite.
Fonte: il sole 24 ore
avv. Bruno Cervone

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Abuso del diritto, cade il vincolo delle motivazioni economiche

Direttamente dal Sole 24ore, pubblichiamo l’articolo del 25.12.2018

Le Entrate ammettono che, se l’operazione è legittima, non è contestabile

Anche Assonime conferma tale posizione nella circolare 27/2018

Non c’è nessuna sostanza economica da giustificare in presenza di operazioni legittime. Nel corso del 2018 sono stati forniti numerosi chiarimenti in materia di abuso del diritto da parte delle Entrate. Quasi tutti sono contenuti in risposte a interpelli (si veda il grafico), ma va ricordata anche la risoluzione 40/E/2018 sul consolidato domestico. Documento con cui l’Agenzia ha confermato che – quando ci si mette nelle condizioni di legge per fruire di un vantaggio previsto dall’ordinamento – non vi è nessuna valida ragione economica (nessuna sostanza economica) da addurre.
In pratica, se è vero che in base all’articolo 10-bis dello Statuto del contribuente sono considerate abusive le operazioni prive di sostanza economica che realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti, occorre valorizzare il fatto che il vantaggio dev’essere indebito – cioè non voluto dall’ordinamento – e solo a quel punto potrà essere considerato, eventualmente, che si tratta di operazione priva di sostanza economica. In altri termini, il concetto di operazioni prive di sostanza economica deve associarsi con il vantaggio fiscale indebito.
Così, se si tratta di un vantaggio legittimo, non c’è alcuna indagine da compiere circa l’elusività dell’operazione (come anche rilevato da Assonime nella circolare 27/2018). In sostanza, oggi l’ordinamento riconosce la liceità fiscale anche di quelle operazioni compiute essenzialmente per finalità fiscali, al fine di cogliere un vantaggio previsto dall’ordinamento, senza la necessità che le stesse operazioni siano giustificate da valide ragioni economiche proprio perché l’unica finalità delle stesse può anche risultare quella del conseguimento di un vantaggio fiscale legittimo.
Quindi, finalmente, risulta ripudiato il principio, utilizzato fino a qualche anno fa, secondo il quale le norme antielusive avrebbero il compito di adeguare la tassazione alla sostanza economica. Come se dovesse prevalere sempre la sostanza sulla forma ed esistesse un unico percorso giuridico coincidente con la forma di tassazione più onerosa.
Invece, va riconosciuto che l’effetto economico è una qualificazione di un atto, di un negozio, di una forma giuridica, e che esistono nell’ordinamento più forme giuridiche, più atti, più percorsi, che possono portare al medesimo effetto economico. Così come va riconosciuto che è un fraintendimento il principio della presunta supremazia della sostanza sulla forma, nel senso che a essere tassata è senz’altro la forma giuridica, mentre la sostanza economica è tassata o quando la norma deroga espressamente alla forma utilizzata o in presenza di fenomeni simulatori/dissimulatori, quindi riconducibili all’evasione.
Sulla scorta di tali presupposti, è evidente che, come risulta dalla risposta all’interpello 75/2018, il contribuente può scegliere ad esempio, per realizzare il medesimo effetto economico, tra l’assegnazione dei beni e la scissione del ramo d’azienda: entrambe le scelte sono lecite e previste dal sistema, con la conseguenza che il contribuente può scegliere la via fiscalmente meno onerosa (la scissione) senza necessità di giustificare la sostanza economica dell’operazione. Così praticamente tutte le risposte agli interpelli riguardanti delle operazioni di scissione (si veda l’altro articolo in pagina per l’unico caso di abuso del diritto) affermano la legittimità delle operazioni poste in essere senza necessità di giustificare le ragioni economiche. Va ricordato – e questo fa pensare all’inutilità di porre certi interpelli – che con la risoluzione 97/E/2017 è stata affermata la liceità dell’operazione di scissione societaria seguita dal trasferimento delle partecipazioni (previamente affrancate). Questo perché l’ordinamento ammette che l’azienda può circolare indifferentemente sia attraverso una cessione diretta sia attraverso una cessione indiretta.
Avv. Bruno Cervone
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PACE A TUTTI

Lo stralcio delle cartelle esattoriali, al di sotto dei 1.000 €, sarà operativo dal 31 dicembre 2018, così come recita l’art. 4 del Decreto Legge 119/2018 (decreto fiscale). L’Agenzia delle Entrate, ha già pubblicato su suo sito, le informazioni e le modalità.

QUANTO

Innanzi tutto occorre precisare che lo stralcio riguarda tutti i debiti col fisco che, presi singolarmente, non ammontano ad un importo superiore a 1.000€ e che il debito dev’essere maturato dal 1° gennaio 2000 (ma anche prima, ovviamente), fino al 31 dicembre 2010. 

QUANDO

Inoltre i mille euro devono essere calcolati con l’aggiornamento di contabilità, fino al 24 ottobre 2018 (vale a dire che se già questo aggiornamento, in teoria, era uguale ai mille euro, prima di quella data, calcolandoci qualche piccola spesa di interessi, si rischia di non rientrare nello stralcio, ma in teoria)

COME

Automaticamente. Ossia l’annullamento è effettuato automaticamente dall’Agenzia delle Entrate. Una volta effettuato automaticamente, il contribuente potrà verificare il tutto consultando la  sua posizione debitoria, all’interno della sua area riservata

QUALI

Lo stralcio delle cartelle fino a mille euro, non si applica per alcune tipologie di debiti relativi a carichi affidati all’Agente della riscossione. In particolare:

  • debiti relativi alle “risorse proprie tradizionali” dell’Unione Europea e all’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;

  • debiti derivanti dal recupero degli aiuti di Stato considerati illegittimi dall’Unione Europea ovvero da condanne pronunciate dalla Corte dei conti;

  • multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna.

ULTIMISSIME

Intanto si informano i gentili lettori, che nel sito dell’Agenzia, sono già disponibili i moduli per la ROTTAMAZIONE TER

CRONACA

A Teramo, ha minacciato di suicidarsi perchè, a detta sua, nonostante stesse estinguendo un corposo debito con l’AdE, l’agenzia continuava a fare richieste di pagamento per debiti già pagati. Alla fine è scoppiato in lacrime. È successo ad un piccolo imprenditore di Pineto, la cui moglie, legale rappresentante di un’azienda, ha subìto un pignoramento, per debiti totalizzati in circa 30.000€ che, poi, sono stati fatti confluire tutti in una procedura di rientro, previo pagamento rateizzato di importi, che sono stati dopo nuovamente richiesti dalla stessa Agenzia

Avv Massimiliano Ritondale

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Disegno di legge, Camera, 13/12/2018 n° 1408

Con 227 voti favorevoli e 143 contrari  la Camera ha approvato in via definitiva il Ddl n. 1408, di conversione con modifiche del Decreto Legge 23 ottobre 2018, n. 119 recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria”.

Le principali novità sono:

ROTTAMAZIONE TER

  • – Il numero massimo di rate, passa da 10 a 18

  • La prima e la seconda rata, possono raggiungere anche il 10% del totale dell’intero importo caricato dall’Agenzia

  • è modificato il termine di scadenza delle rate; per la prima e la seconda rata rimane fermo il termine del 31 luglio e del 30 novembre dell’anno 2019; per le restanti rate, tutte di pari importo, la scadenza è fissata al 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2020

CONTRIBUTI

  • DURC, mentre precedentemente veniva rilasciato, in caso di debiti col fisco, solo dopo l’approvazione del piano di riparto ed il pagamento della prima rata, con la nuova legge, verrà rilasciato a seguito della semplice domanda presentata per la definizione agevolata, purché sussistano gli altri requisiti di regolarità previsti dalla normativa vigente (v. art. 3, D.M. 30 gennaio 2015)

  • in sede di conversione è stata eliminata la possibilità prevista dal testo iniziale di condonare le somme non dichiarate (fino al limite di imponibile dichiarato di 100mila euro ed entro il limite del 30%) mediante il pagamento, sui maggiori imponibili emersi, di un’imposta sostitutiva con aliquota al 20%

IRREGOLARITÀ

  • le infrazioni e le irregolarità FORMALI, ossia quelle che non si riflettono sulla base imponibile”, commesse fino al 24 ottobre 2018, possono essere regolarizzate col versamento di una somma pari ad € 200 per qualunque periodo d’imposta, a cui si riferisce al singola violazione, infrazione o irregolarità. Le 200€ possono essere versate in 2 rate da versare al 31 maggio 2019 ed al 2 marzo 2020

FATTURA ELETTRONICA

  • godranno dell’esenzione della fatturazione elettronica: gli operatori sanitari (ospedali, ASL, istituti di cura, policlinici universitari, iscritti ad albi medici, chirurgici e degli odontoiatri, …). Le associazioni sportive dilettantistiche, che non abbiano percepito più di 65.000€ nel 2017.

  • Resta la SOGEI s.p.a. il partner tecnologico, per la gestione e la disponibilità del software di compilazione e conservazione delle fatture elettroniche 

CONTROVERSIE TRIBUTARIE

  • modifica delle percentuali per la sanatoria delle controversie, ossia, per i ricorsi pendenti in primo grado la controversia potrà essere definita con il pagamento del 90% del valore della stessa; il contribuente che ha vinto la lite contro il Fisco in primo grado potrà chiudere il contenzioso versando il 40% del valore; in caso di vittoria in secondo grado l’importo da pagare scende al 15%; in cassazione, avendo vinto in 1° e 2° grado, la percentuale di pagamento, si abbatte al 5%.

Non resta da fare altro che attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

Avv. Massimiliano Ritondale

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OPPOSIZIONE A CARTELLA

 

In attesa delle definitiva conversione in legge del Il DECRETO-LEGGE 23 ottobre 2018, riassumiamo sinteticamente alcune delle motivazioni che possono legittimare un contribuente, a proporre opposizione ad una cartella esattoriale: 

MANCATA NOTIFICA: innanzi tutto dobbiamo precisare che qualunque cartella esattoriale, riferentesi a qualunque imposta, tassa o contributo, dev’essere per legge, preceduta dalla notifica di un atto propedeutico, che avrà diversa forma e sostanza a seconda del tipo di tributo preso in considerazione, possa esso essere un avviso di accertamento, oppure una semplice messa in mora di un qualche ente locale. La conseguenza è che la mancanza di qualunque notifica di questi “atti propedeutici” rendono, generalmente nulla la successiva notifica della cartella esattoriale e ne vizia irrimediabilmente il procedimento formativo. In difetto della notifica di rituale atto (avviso di accertamento o verbale di contravvenzione), l’iscrizione a ruolo, la notifica della cartella di pagamento o dell’avviso di mora o il fermo amministrativo del proprio veicolo, realizzano una situazione procedimentale illegittima(Cass. 9180/2006; 15149/2005). Tale vizio va a menomare il diritto alla difesa del contribuente, nonché la nullità di tutti gli atti conseguenti (cartella di pagamento)

PRESCRIZIONE DEL DIRITTO: La mancata notifica di un atto di accertamento o di un verbale di contravvenzione nei termini di legge, inoltre, può comportare, a seconda del tributo, la prescrizione del diritto alla riscossione. Ed è quello che stiamo vedendo accadere con il recente decreto sulla “pace fiscale”, che non fa altro che trasformare in norma, ciò che già era contenuto nel nostro ordinamento vigente, ossia la prescrizione dei crediti, per i quali, l’amministrazione, non avendo proceduto ad interrompere i termini o a mettere in esecuzione detti crediti, ha definitivamente perso il diritto alla riscossione.

CARENTE SOTTOSCRIZIONE:  la cartella esattoriale potrebbe essere carente della sottoscrizione da parte del concessionario, ed invero quale atto di concessionario di pubblico servizio, non può derogare alle norme che lo consentono e quindi se concerne sanzioni, deve avere la caratteristica di un titolo esecutivo come configurato dalla normativa vigente,  altrimenti si viola il potere di delega conferito al Governo con legge 421/92. (Anche se poi, qualche sentenza della Cassazione ha ammesso che se l’atto è di per se stesso “riconoscibile” la carenza di sottoscrizione non è motivo di nullità dell’atto (Cass. Sez. 5: 23381/2017)

SOGGETTO NOTIFICATORE:  Attenzione a chi notifica una cartella esattoriale e con quale mezzo di spedizione, perchè la Cassazione ha confermato, in più d’una occasione, che la semplice raccomandata a ricevuta di ritorno, non rappresenta un procedimento valido, per la notifica di una cartella esattoriale per cui, la notifica della cartella de quo è nulla ed inefficace per inammissibilità ed illegittimità della notifica (violazione art. 60 dpr. 600/73 ed art. 26 dpr. 602/73)

Avv. Massimiliano Ritondale

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PACE FISCALE

Il DECRETO-LEGGE 23 ottobre 2018, n. 119, ossia le Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria è alle sue battute finali, prima della conversione in legge che arriverà fra qualche giorno in Parlamento. I tempi sono quindi maturi per poter anticipare una sommaria valutazione su alcune novità introdotte dal provvedimento, a favore dei contribuenti, salvo modifiche dell’ultim’ora che potrebbero essere trattate in un successivo articolo.
La novità più importante per ciò che a noi interessa, è la serie di norme che vanno sotto il nome di “pace fiscale”, ossia una serie di disposizioni atte a favorire una drastica riduzione del contenzioso con il fisco e un altrettanto drastica soluzione di tutte quelle fattispecie di piccola e media irregolarità fiscale, che hanno affollato l’Agenzia delle Entrate in questi ultimi anni. Parliamo di anni perchè la disciplina della pace fiscale affronta innanzi tutto, il fondamentale aspetto dello STRALCIO di tutti i debiti affidati  agli  agenti  della riscossione dal 2000 al 2010, fino a 1.000 €. Si perchè se avevate qualche cartella di pagamento, qualche avviso di accertamento o qualche riscossione coattiva, intrapresa per debiti “nati” fino al 2010 e di importo pari o inferiore a 1.000€, potete anche dirgli addio, perchè la pace fiscale li dichiara AUTOMATICAMENTE ANNULLATI. Si, insomma, non dovete chiederne l’annullamento, vengono annullati già all’atto dell’entrata in vigore del decreto (art.4). Purtroppo però, per chi ha cominciato già a pagarne una parte, non c’è più possibilità di recuperare i soldi spesi
Altro interessante capitolo, è quello introdotto dall’art. 6, dove si affronta l’argomento della definizione agevolata delle liti che da la possibilità al contribuente, di chiudere la lite con il fisco, tramite il pagamento, in pendenza di giudizio o a giudizio definito in suo sfavore, attraverso il pagamento della sola somma della sorta capitale del debito, scorporata dalle sanzioni e dagli interessi fino ad allora maturati e, se la somma è superiore a 1.000€, chiedere la rateizzazione per un massimo di 20 rate trimestrali, con decorrenza maggio 2019.
Altre importanti novità sulla “pace fiscale”, sono la rottamazione ter (proponibile compilando il seguente modello), che prevede l’aumento delle rate da 10 a 18, per coloro che ne hanno diritto e il saldo e stralcio previsto per chi, attraverso dichiarazione ISEE, dimostra di avere un reddito troppo basso per poter far fronte al pagamento dei debiti fiscali
Avv. Massimiliano Ritondale

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Commento alla Sentenza n. 43271del 13/10/2016 emessa dalla Corte di Cassazione Sez. Pen. IV

Con riguardo alla responsabilità da reato degli Enti, qualora il rappresentante legale è indagato o imputato del reato presupposto non può provvedere a nominare un difensore di fiducia per l’Ente perchè versa in una condizione di incompatibilità. Ciò in ossequio al divieto di carattere generale e assoluto di rappresentanza previsto dall’art. 39 D. Lgs. n. 231/2001.

Tutto questo, però, non preclude all’Ente la possibilità di costituirsi nel giudizio perchè nel frattempo sostituisce il rappresentante divenuto incompatibile o perchè procede a nominarne uno ad hoc; oltretutto, giova ricordare che qualora l’Ente decida di rimanere inerte sopravviene il disposto normativo dell’articolo 40 D. Lgs. 231/01 che prevede la nomina da parte dell’A.G. procedente di un difensore d’ufficio.

Come già detto, l’incompatibilità statuita dall’art. 39 D. Lgs. n. 231/01 è assoluta, di guisa che il rappresentante diventato incompatibile non può compiere più nessun atto valido nell’interesse dell’Ente perchè sarebbero inefficaci; così nel caso di nomina di un difensore di fiducia l’atto stesso è inefficace, come lo sono gli eventuali atti difensivi eventualmente compiuti nell’interesse dell’Ente dal difensore di fiducia nominato dal rappresentante legale indagato e/o imputato del reato presupposto.

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Commento Sentenza n. 56427 Corte di Cassazione Sez. Pen. III, depositata il 19/12/2017

Con riguardo alla responsabilità da reato degli Enti, qualora il rappresentante legale è indagato o imputato del reato presupposto non può provvedere a nominare un difensore di fiducia per l’Ente perchè versa in una condizione di incompatibilità. Ciò in ossequio al divieto di carattere generale e assoluto di rappresentanza previsto dall’art. 39 D. Lgs. n. 231/2001.

Tutto questo, però, non preclude all’Ente la possibilità di costituirsi nel giudizio perchè nel frattempo sostituisce il rappresentante divenuto incompatibile o perchè procede a nominarne uno ad hoc; oltretutto, giova ricordare che qualora l’Ente decida di rimanere inerte sopravviene il disposto normativo dell’articolo 40 D. Lgs. 231/01 che prevede la nomina da parte dell’A.G. procedente di un difensore d’ufficio.

Come già detto, l’incompatibilità statuita dall’art. 39 D. Lgs. n. 231/01 è assoluta, di guisa che il rappresentante diventato incompatibile non può compiere più nessun atto valido nell’interesse dell’Ente perchè sarebbero inefficaci; così nel caso di nomina di un difensore di fiducia l’atto stesso è inefficace, come lo sono gli eventuali atti difensivi eventualmente compiuti nell’interesse dell’Ente dal difensore di fiducia nominato dal rappresentante legale indagato e/o imputato del reato presupposto.

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MISURE CAUTELARI – Cassazione n. 44370

Secondo la recente sentenza della Cassazione penale n.44370/2017 ai fini della applicazione delle misure di prevenzione antimafia  non è rilevante il trascorrere di un lasso di tempo rilevante tra il giudizio penale di condanna e quello di prevenzione, potendo il Tribunale delle Misure di Prevenzione  desumere la pericolosità sociale dal contenuto della sentenza stessa di condanna per il delitto di cui all’ art.416 bis e dalla assenza di prove sulla cessazione della sua pericolosità.

44370

 

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Bancarotta per distrazione, non vale il ne bis in idem se avviene con più azioni

  • La Corte di Cassazione con la sentenza n.42834 del 19 sett.2017 del nel ribadire il  concetto che il divieto del ne bis in idem ha assunto il rango di principio generale dell’ordinamento processuale ed è pos42834to a tutela anche dei diritti fondamentali dell’imputato ha, affermato che nel caso  di reato di bancarotta  per distrazione quando le condanne(anche se relative allo stesso marchio) riguardano azioni commesse in tempi diversi dal legale rappresentante di due società fallite e sono differenti rispetto ai patrimoni impoveriti e alle masse creditorie colpite non si configura il ne bis in idem trattandosi di due reati differenti.

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Accertamento – Falsa rappresentazione nelle scritture contabili – Dichiarazione fraudolenta

Oltre che dall’indicazione di un ammontare di elementi positivi inferiore a quello effettivo o dall’indicazione di un maggiore ammontare di elementi passivi, il reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici può dirsi integrato solo se sussiste il dolo specifico di evadere le imposte in base ad una falsa rappresentazione delle scritture contabili avvalendosi di mezzi fraudolenti in grado di ostacolare l’accertamento

 

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