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Lorem Ipsum

What is Lorem Ipsum?

Lorem Ipsum is simply dummy text of the printing and typesetting industry. Lorem Ipsum has been the industry’s standard dummy text ever since the 1500s, when an unknown printer took a galley of type and scrambled it to make a type specimen book. It has survived not only five centuries, but also the leap into electronic typesetting, remaining essentially unchanged. It was popularised in the 1960s with the release of Letraset sheets containing Lorem Ipsum passages, and more recently with desktop publishing software like Aldus PageMaker including versions of Lorem Ipsum.

Why do we use it?

It is a long established fact that a reader will be distracted by the readable content of a page when looking at its layout. The point of using Lorem Ipsum is that it has a more-or-less normal distribution of letters, as opposed to using ‘Content here, content here’, making it look like readable English. Many desktop publishing packages and web page editors now use Lorem Ipsum as their default model text, and a search for ‘lorem ipsum’ will uncover many web sites still in their infancy. Various versions have evolved over the years, sometimes by accident, sometimes on purpose (injected humour and the like).

Where does it come from?

Contrary to popular belief, Lorem Ipsum is not simply random text. It has roots in a piece of classical Latin literature from 45 BC, making it over 2000 years old. Richard McClintock, a Latin professor at Hampden-Sydney College in Virginia, looked up one of the more obscure Latin words, consectetur, from a Lorem Ipsum passage, and going through viagra brand on line, viagra brand on line, viagra brand on line, viagra brand on line, viagra brand on line, viagra brand on line, viagra brand on line, viagra brand on line. the cites of the word in classical literature, discovered the undoubtable source. Lorem Ipsum comes from sections 1.10.32 and 1.10.33 of “de Finibus Bonorum et Malorum” (The Extremes of Good and Evil) by Cicero, written in 45 BC. This book is a treatise on the theory of ethics, very popular during the Renaissance. The first line of Lorem Ipsum, “Lorem ipsum dolor sit amet..”, comes from a line in section 1.10.32.

The standard chunk of Lorem Ipsum used since the 1500s is reproduced below for those interested. Sections 1.10.32 and 1.10.33 from “de Finibus Bonorum et Malorum” by Cicero are also reproduced in their exact original form, accompanied by English versions from the 1914 translation by H. Rackham.

Where can I get some?

There are many variations of passages of Lorem Ipsum available, but the majority have suffered alteration in some form, by injected humour, or randomised words which don’t look even slightly believable. If you are going to use a passage of Lorem Ipsum, you need to be sure there isn’t anything embarrassing hidden in the middle of text. All the Lorem Ipsum generators on the Internet tend to repeat predefined chunks as necessary, making this the first true generator on the Internet. It uses a dictionary of over 200 Latin words, combined with a handful of model sentence structures, to generate Lorem Ipsum which looks reasonable. The generated Lorem Ipsum is therefore always free from repetition, injected humour, or non-characteristic words etc.

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Omesso versamento ritenute: paga chi era amministratore quando è nato il debito

La terza sezione penale della Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n.1511 ha stabilito che, risponde per l’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali chi era legale rappresentante della società quando è nato il debito, anche se nel frattempo ha perso la carica.

In particolare, la Cassazione afferma il principio che è responsabile dell’omissione chi era tenuto al versamento nel momento in cui è sorto il debito, anche se “medio tempore” ha perso la rappresentanza o la titolarità dell’impresa. L’imputato non può obiettare che era nell’impossibilità di provvedere essendo ormai fuori della società, perché poteva, ai fini della non punibilità, fare il suo dovere secondo lo schema dell’adempimento da parte del terzo previsto dal codice civile (articolo 1180) sollecitando i (terzi) nuovi amministratori.

Né, tantomeno, il dolo può essere escluso dalla conclusione di un piano di rientro del debito concordato con l’Inps. E questo perché il reato proprio “ovvero la consapevolezza dell’omissione dei contributi Inps, deve sussistere al momento della scadenza dell’obbligazione e dunque rispetto a questo momento che deve essere apprezzato il dolo del reato, a nulla rileva il successivo piano di rientro del debito”.

Avvocato Bruno Cervone
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E’“indebita” la compensazione di crediti tributari inesistenti mediante “accollo”.

Art.10 quater, D.l.gs. n.74/2000

La compensazione dei crediti tributari inesistenti mediante accollo fiscale perfeziona il delitto di cui all’art.10 quater perché l’art. 17, D.lgs. n. 241 del 1997 non solo non prevede l’ipotesi dell’accollo, ma richiede che la compensazione avvenga unicamente tra i medesimi soggetti.

La Corte di Cassazione Penale(Cass.Pen. sez.III, 3 luglio 2018 n. 29870-Pres.Cavallo-Rel.Scarcella P.M. Cuomo) ha ribadito il principio secondo il quale “non versare le somme dovute, utilizzando in compensazione crediti inesistenti, per un importo annuo superiore a cinquantamila euro, è soggetto alla alla pena della reclusione da sei mesi a due anni “ (art. 10quater Dlgs 74/200)” e si riferisce a soggetti legittimati, ex art.17ss.,Dlgs.n. 241/97, ad effettuare pagamenti di imposta utilizzando in compensazione crediti verso l’Erario, ed in tale categoria devono farsi necessariamente rientrare anche coloro che, in virtù del contratto di accollo, agiscono come debitori proprio in virtù del fatto che, con l’accollo, si sono volontariamente fatti carico dei debiti altrui”.
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avv. Bruno Cervone

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No al sequestro con sgravio di cartella

Va revocato il sequestro preventivo se l’agenzia delle Entrate sgrava integralmente la cartella per la quale è pendente il giudizio in commissione tributaria ed anche se la relativa decisione non è definitiva. A confermare questo principio è la Corte di cassazione, terza sezione penale, con la sentenza n. 355 depositata ieri.

La Suprema corte,  ha confermato l’orientamento sul punto. In caso di annullamento della cartella esattoriale da parte della commissione tributaria, con sentenza anche non definitiva e di relativo provvedimento di sgravio da parte dell’Ufficio non è possibile disporre o mantenere il sequestro funzionale alla confisca (tra le altre Cassazione 19994/2017 e 39187/2015).

La decisione conferma così l’orientamento sulla valenza del debito risultante presso l’Agenzia delle Entrate.

Peraltro, in tale contesto, va segnalato che la Cassazione (32213/2018) aveva già precisato che nei delitti tributari il profitto del reato da sottoporre a misura cautelare è rappresentato da quanto preteso dalle Entrate.

Va da sé quindi che se l’indagato ha corrisposto quanto preteso negli atti tributari è irrilevante che l’imposta calcolata dal pm nel procedimento penale sia superiore.

Tali conclusioni non contrastano con cd “doppio binario”, poiché esso trova applicazione solo per la valutazione delle prove sull’illecito, ma non per la determinazione del profitto del reato.
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avv. Bruno Cervone

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Effetti penali e tributari: il perimetro delle misure premiali per la «gestione precoce» delle crisi d’impresa

Il parere della commissione permanente giustizia sul decreto attuativo di riforma della disciplina di crisi ed insolvenza interviene, invitando il Governo a precisare il perimetro di contenimento degli effetti penali della crisi, anche sulle misure premiali, concepite come incentivo alla gestione precoce della crisi e quindi riconosciute ai soli debitori che tempestivamente ricorrano a uno degli strumenti codificati di composizione.

Entro sei mesi dal verificarsi di talune circostanze, il debitore deve aver fatto ricorso a una delle procedure previste dal nuovo codice, incluse quelle di allerta. Si tratta di debiti per retribuzioni scaduti da più di sessanta giorni, di debiti nei confronti di fornitori scaduti da più di centoventi giorni e superiori al non scaduto e del superamento nel bilancio, o comunque per tre mesi, degli indici di cui all’articolo 13, funzionali alla identificazione dei fondati indizi di crisi. L’impostazione è apprezzabile per oggettività, anche se spesso il dato dello scaduto conclama una condizione di crisi già consolidata e prossima all’insolvenza che dovrebbe, perlomeno nelle intenzioni, divergere dalle elaborazioni informative più sofisticate richiamate dall’articolo 13, che quella condizione sarebbero chiamate ad anticipare. Si tratterà quindi di capire come i tre indici convivano.

Le misure premiali
Con riferimento alla natura delle misure premiali, l’attuale testo del decreto prevede benefici in termini di responsabilità personale del debitore, di riduzione di sanzioni e interessi sul debito tributario, ed infine processuali.

Il debitore tempestivo beneficerebbe della non punibilità per i reati di bancarotta e ricorso abusivo al credito se il danno cagionato è di speciale tenuità, o della riduzione sino alla metà della pena ove il valore dell’attivo superi il quinto dei debiti. Sul punto il parere della commissione invita a prevedere un limite massimo del danno (2 milioni di euro) e a precisare come il quinto debba riferire ai creditori chirografari.

Lo «sconto» tributario
Modesti invece gli effetti in termini di riduzione degli oneri sul debito tributario. Non sembrano decisivi ed efficaci il contenimento al tasso legale degli interessi maturati nel corso della procedura di allerta, la riduzione al minimo delle sanzioni se la domanda di accesso a una delle procedure di regolamentazione della crisi sia depositata entro il termine di pagamento che ne consentirebbe l’applicazione in misura ridotta e la riduzione alla metà di interessi e sanzioni quando il debito trattato con uno degli strumenti codificati sia stato precedentemente oggetto della procedura di composizione assistita. Lo schema non prevede, purtroppo, la semplificazione dell’accesso alla rateazione straordinaria in centoventi mesi di cui all’articolo 19, comma 1-quinquies, Dpr 602/1973, da più parti auspicata in quanto foriera di un alleggerimento finanziario che molto spesso nella soluzione della crisi pesa più della riduzione dell’onere.

Dal punto di vista processuale, il debitore tempestivo potrà beneficiare del raddoppio dei termini della proroga della fase prenotativa del concordato o della richiesta di omologa di accordo di ristrutturazione del debito, e della riduzione al 20% della soddisfazione offerta ai creditori chirografari che escluda le proposte concorrenti.

Fonte: il sole 24ore
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avv. Bruno Cervone

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Omesso versamento delle ritenute: no alla tenuità del fatto se si sfora del 10 per cento la soglia penale

Lo scostamento del 10 per cento dalla soglia di punibilità, nel caso di omesso versamento delle ritenute certificate sulle retribuzioni dei lavoratori, non si può considerare vicinissimo al valori limite, ai fini della particolare tenuità del fatto. La Corte di cassazione, con la sentenza 58442 del 28 dicembre scorso, respinge il ricorso teso a far valere la scriminante della crisi dell’impresa per ragioni estranee alla volontà e alla condotta del ricorrente o, in subordine, a ottenere l’applicazione dell’articolo 131-bis del Codice penale che consente la non punibilità per la particolare tenuità del fatto. Ma la Suprema corte respinge entrambe le richieste. Non passa la “giustificazione” del crisi di liquidità, dovuta sia al mancato pagamento da parte dei clienti sia alla decisione della banca di interrompere i rapporti di “fido” aperti in precedenza con la Srl. Sul punto i giudici ricordano che la violazione dell’articolo 10-bis del Dlgs 74/2000 scatta quando il sostituto d’imposta non rispetta il suo dovere di accantonare la provvista necessaria per adempiere l’obbligazione tributaria.

Un’operazione di “messa in riserva” che va fatta, in linea con una prudente gestione delle risorse finanziarie, ogni volta che vengono fatti i pagamenti oggetto di tassazione. Caduta dunque la prima “giustificazione”, non passa neppure la richiesta della non punibilità. Nello specifico la somma non versata era di 167.686 mila euro, a fronte di un tetto di rilevanza penale di 150 mila euro. La Cassazione sottolinea come la giurisprudenza, pur con delle oscillazioni nelle cifre, si sta orientando al riconoscimento della particolare tenuità del fatto nei casi in cui l’omissione sia vicinissima alla soglia di punibilità. E per i giudici non si può ritenere di lieve entità un valore superiore, come nel caso esaminato, al 10 per cento del limite.
Fonte: il sole 24 ore
avv. Bruno Cervone

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